Doping nello sport, i casi che più hanno sconvolto il mondo dello sport

Doping nello sport, i casi che più hanno sconvolto il mondo dello sport

Per doping nello sport si intende l’assunzione di sostanze stimolanti vietate, e l’utilizzo di pratiche illecite, per ottenere risultati sportivi migliori rispetto a quelli fisiologici.

Negli ultimi anni il doping nello sport si è diffuso in maniera pericolosamente veloce anche per quanto riguarda gli atleti non professionisti e semplicemente in palestra.
A questo proposito è necessario comunque specificare che l’integratore di per sé non è una sostanza illecita, dal momento che è costituito da sostanze che hanno lo scopo di integrare le sostanze presenti nel nostro corpo.

Cos’è il doping?

II ricorso al doping è un’infrazione sia all’etica dello sport, sia a quella della scienza medica.
Il termine deriva dalla parola inglese “dope”: essa, in principio, indicava una mistura di vino e tè bevuta regolarmente dagli schiavi americani per rimanere attivi e lavorare.
Ma nonostante il suo termine possa ingannare, il doping non è un fenomeno recente: fin dall’antichità si è fatto ricorso a sostanze e pratiche per cercare di migliorare una prestazione sportiva.
Addirittura già nelle Olimpiadi del 668 AC viene riportato l’uso di sostanze eccitanti (quali funghi allucinogeni). Se nelle civiltà antiche si faceva ricorso a funghi, piante e bevande stimolanti, con lo sviluppo della farmacologia e dell’industria farmaceutica si assiste nel XIX secolo ad una diffusione di sostanze quali alcool, stricnina, caffeina, oppio, nitroglicerina e trimetil.

I regolamenti sportivi vietano il doping, regolamentando strettamente le tipologie e le dosi dei farmaci consentiti, e prescrivono l’obbligo per gli atleti di sottoporsi ai controlli antidoping, che si effettuano mediante l’analisi delle urine e in taluni casi anche del sangue. Gli atleti che risultano positivi alle analisi vengono squalificati per un periodo più o meno lungo; nei casi di recidiva si può arrivare alla squalifica a vita.

La WADA

Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e le federazioni sportive nazionali collaborarono nel 1998 per fondare l’Agenzia Mondiale Anti-Doping (WADA), un organismo che congiunto al CIO finanzia e collabora con le nazioni impegnate a sviluppare dei programmi per il rilevamento e il controllo del doping atletico.
L’Agenzia Mondiale Anti-Doping svolge i suoi compiti compilando e aggiornando in maniera costante un elenco delle sostanze e dei metodi che sono incompatibili con gli ideali dello sport e che dovrebbero essere vietati nella competizione atletica. E’ anche responsabile dello sviluppo e della convalida di nuovi, e scientificamente validi, test di individuazione, nonché dell’attuazione di programmi internazionali efficaci, nelle competizioni ufficiali e non ufficiali, per lo screening degli atleti. Inoltre, la WADA ha attuato il suo programma sul controllo delle droghe nello sport mediante l’emissione e il continuo aggiornamento del Codice Mondiale Anti-doping, che comprende un elenco delle sostanze e dei metodi vietati.

Casi di doping nello sport che hanno segnato la storia

Cercando di tornare indietro nel tempo per capire come ha avuto origine questa pratica possiamo affermare che la prima assunzione di sostanze illecite risale al 1889 negli Stati Uniti quando ai cavalli da corsa venivano somministrate miscele di oppio e narcotici. Mentre il primo caso di morte risale al 1886 a un ciclista, Arthur Lingon; morto per overdose da droga.

In tempi più recenti, successivamente alla seconda guerra mondiale sempre più atleti si sono ammalati a causa dell’assunzione di sostanze illecite. Durante le olimpiadi di Helsinki nel 1952 molti atleti si ammalarono per eccesso di anfetamina; durante le olimpiadi di Roma nel 1960, dei ciclisti danesi ebbero un collasso, derivato da eccesso di anfetamina e acido nicotico.

Ecco qui di seguito alcuni casi che hanno segnato la storia del doping nello sport.

La prima squalifica e la nascita dei controlli anti doping alle Olimpiadi

Dobbiamo tornare indietro di 50 anni, alle Olimpiadi di Roma del 1960. Il protagonista di questo episodio è il ciclista danese Knud Enemark Jensen il quale cade durante la 100 chilometri a squadre ed entra in coma. Inizialmente si pensa ad un malore causato dalla calura estiva, ma l’autopsia chiarirà che il ciclista danese aveva fatto uso di sostanze dopanti. Qualche anno dopo la tragedia, nel 1967, il Comitato olimpico (Cio) decide di istituire una commissione medica e di iniziare i controlli antidoping nei successivi giochi, quelli invernali ed estivi del 1968.
Ed è proprio a Città del Messico il Cio applica la prima squalifica per doping. Con lo svedese Hans LilJenwall che sarà ricordato negli annali come il primo atleta nella storia dei Giochi olimpici ad essere escluso per uso di sostanze illegali. Gareggiava nel pentathlon e fu trovato con una quantità eccessiva di alcol nel corpo. Lui si giustificò dicendo che aveva bevuto due birre per stemperare la tensione, ma dovette comunque restituire la medaglia. La squalifica di LilJenwall valse il bronzo alla squadra atletica della Svezia.

Ben Johnson alle Olimpiadi di Seul 1988

Ben Johnson fu campione olimpico dei 100 piani a Seul 1988 per una manciata di giorni. Fino a quando non venne poi squalificato perché trovato positivo agli steroidi in un controllo antidoping effettuato su un campione di urina poco dopo la gara. Al giamaicano naturalizzato canadese venne ritirata la medaglia d’oro (assegnata a Carl Lewis) e il record del mondo di 9.67, corso nella finale, venne cancellato.

Diego Armando Maradona, doppia squalifica negli anni 90

Diego Armando Maradona, probabilmente il più grande calciatore di tutti i tempi è anche uno dei casi si doping nello sport più famosi. L’argentino è stato squalificato due volte per doping. La prima volta nel 1991, quando fu trovato positivo alla cocaina: fu squalificato per due anni e l’episodio segnò la fine della sua carriera al Napoli. La seconda volta durante i mondiali di calcio del 1994, ai quali Maradona era arrivato dopo molte traversie fisiche e tecniche: giocò bene la prima partita, segnando anche un gol, ma fu trovato positivo all’efedrina, una sostanza stimolante, prima della fine del girone di qualificazione. La FIFA espulse Maradona dalla competizione

Il caso Krieger, la donna diventata uomo a causa degli steroidi

Uno dei casi di doping nello sport più particolari è quello di Andreas Krieger, nato nel 1966 a Berlino. L’atleta fino al 1997 era una donna, Heidi Krieger.
Come Heidi Krieger ha gareggiato agli europei di atletica del 1986 ed ai Giochi olimpici del 1988 con la nazionale della Germania Est. Come la maggior parte dei suoi connazionali, Krieger era pesantemente dopata. Cominciò ad assumere steroidi all’età di 16 anni ed in gran quantità: soltanto nel 1986 assunse quasi 2.600 milligrammi di steroidi.
L’assunzione di tutte queste sostanze dopanti trasformarono il suo corpo e le diedero grandi problemi di salute, tanto da costringerla nel 1997 a sottoporsi a un intervento chirurgico, cambiare sesso e diventare uomo.

Marco Pantani

Il ciclista italiano Marco Pantani, vincitore di un Giro d’Italia e di un Tour de France, rappresenta uno dei casi di doping nello sport che ci ha toccati da vicino. Il ciclista fu escluso dal Giro del 1999 a causa di un valore di ematocrito nel sangue superiore alla soglia consentita. In quel momento Pantani si trovava all’apice della sua carriera: un anno prima aveva vinto sia il Giro che il Tour.
A causa di questi valori sarà sospeso per 15 giorni, trovandosi costretto a lasciare la gara, e non sarà mai squalificato per doping, per quanto gli alti valori di ematocrito, pericolosi per la salute, segnalassero la possibile assunzione di eritropoietina (EPO). L’episodio segnò la fine della carriera ad altissimi livelli di Pantani, che ebbe poi grandi problemi di depressione e morì il 14 febbraio del 2004 per un’overdose di cocaina.

Lance Armstrong

Ciclista professionista dal 1992 al 2011, aveva conquistato per sette volte consecutive il Tour de France dal 1999 al 2005, ma queste vittorie sono state revocate dall’UCI e dal CIO tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 in seguito a un’inchiesta condotta dall’United States Anti-Doping Agency (USADA), che ha accertato il sistematico utilizzo di pratiche dopanti da parte di Armstrong e della sua squadra, l’US Postal, in tale periodo.

Alex Schwazer

Si tratta di un altro dei casi di doping nello sport che ci ha toccati da vicino.
L’atleta italiano dopo essere risultato positivo ad un controllo anti-doping alla vigilia dei Giochi olimpici di Londra 2012, venne squalificato dal Tribunale Nazionale Antidoping fino al 29 aprile 2016.
Rientrato in attività in occasione dei Mondiali a squadre di marcia 2016, vince la 50 km ottenendo la qualificazione per i Giochi olimpici di Rio de Janeiro 2016. Il 22 giugno 2016 viene comunicato alla FIDAL che Schwazer risulta nuovamente positivo ad un controllo anti-doping su un campione di urine prelevatogli in un controllo a sorpresa il 1º gennaio 2016 (la sostanza dopante sarebbe testosterone). Per questo la IAAF (Federazione Internazionale di atletica leggera) decide di sospenderlo in via cautelare in attesa della decisione finale. Nell’agosto del 2016 il TAS (Tribunale Arbitrale dello sport), considerata la seconda violazione delle norme antidoping, squalifica l’atleta per 8 anni.

La Russia e il doping di stato

La Commissione della WADA ha presentato un report dai riscontri agghiaccianti. La Russia avrebbe praticato negli ultimi anni un vero e proprio doping di Stato creando una organizzazione interamente votata alla manipolazione dei risultati. E’ stata chiesta anche la radiazione a vita di cinque atleti, tra cui i nomi più noti sono quelli dell’olimpionica degli 800 a Londra, Marya Savinova e della terza di quella gara, Ekaterina Poistogova. Chiesta la squalifica per due anni di tutti gli atleti russi. E quindi niente olimpiadi e niente europei.
Alle Olimpiadi di Rio 2016 la decisione di ammettere o meno gli atleti russa fu presa dalle singole federazioni sportive Mondiali, diverso invece il metro alle Paralimpiadi dove invece non è stato ammesso nessun atleta russo.

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